Se le risorse mondiali fossero equamente distribuite tra i popoli e ogni persona sulla Terra vivesse come un cittadino medio dell’UE, l’Italia avrebbe già esaurito il budget annuale di natura a sua disposizione. A rendere pubblico questo dato sconcertante è il rapporto del WWF e Global Footprint Network EU overshoot days – Living beyond nature’s limits: nonostante la popolazione europea rappresenti solo il 7% di quella globale, l’Unione Europea usa ben il 20% della biocapacità del pianeta e lo Stivale, in particolare, ha esaurito la sua fetta di risorse nella giornata di lunedì 15 maggio.
L’Overshoot si genera quando la domanda umana diventa superiore alla capacità rigenerativa dell’ecosistema naturale

Tagliamo gli alberi prima che diventino adulti, peschiamo più pesce di quanto gli ecosistemi marini siano in grado di rigenerare ed emettiamo più carbonio nell’atmosfera di quanto le foreste e gli oceani possano assorbire. Le conseguenze, nefaste, sono sotto gli occhi di tutti: mentre gli stock delle risorse ittiche e forestali diminuiscono, la concentrazione di CO2 nella composizione chimica dell’atmosfera aumenta drasticamente, causandone il surriscaldamento e i ben noti cambiamenti climatici.

Tuttavia, il modo per invertire la rotta verso uno sviluppo sostenibile esiste: «L’Overshoot Day costituisce un duro promemoria sul fatto che il consumo dell’UE sta contribuendo al crollo ecologico e climatico del pianeta» ammonisce Ester Asin, direttrice dell’Ufficio per le Politiche Europee (EPO) del WWF. «Chiediamo ai leader europei di riconoscere questa emergenza dimostrando la volontà politica di costruire un futuro sostenibile per l’Europa, mettendo gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite al centro dell’azione UE e stringendo un Patto europeo per la sostenibilità, che comprenda azioni concrete e coordinate sul clima e la natura». Un esempio? Avvicinare la popolazione all’utilizzo di energie rinnovabili, l’adozione di politiche di consumo alimentare più eque e meno impattanti sull’ambiente, proteggere la biodiversità e investire in soluzioni green.
A tal proposito, il fondatore e presidente del Gobal Footprint Network Mathis Wackernagel ha aggiunto: «Stiamo attuando un approccio piramidale, usando risorse future per l’economia di oggi. Come facciamo nel settore finanziario, abbiamo bisogno di un’attenta contabilità anche delle risorse naturali. Abbiamo bisogno di sapere quanta natura abbiamo usato e quanta ancora ne abbiamo». Questo, specifica il dossier, deve accadere entro il sempre più vicino 2030. Perché lo sviluppo sostenibile non è una moda radical chic, ma consente alle attuali generazioni di soddisfare i propri bisogno senza pregiudicare la possibilità che la generazione successiva faccia altrettanto. Se avete ancora dubbi, domandatelo a Greta Thumberg.